Arianna Gobbi, Jacopo Zambello, Angela Trione e Irene Stellin sono quattro studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Sono loro i protagonisti della nuova residenza artistica, ospitata da La Fabbrica dello Zucchero assieme a CenSer Rovigo-Fiere, che si è conclusa oggi, sono i P0int – punto zero.
Il gruppo è nato dall’evoluzione del collettivo Pre- che l’anno scorso, durante Tensioni, ci ha accompagnati con una performance artistica continuativa per entrambi i giorni del festival.

La scelta del cambio di nome è coincisa con una nuova visione ideologica. Pre- era l’attesa, uno stato embrionale; l’esperienza del lockdown ha portato alla consapevolezza che l’attesa era finita. Il nuovo obiettivo è diventato dunque la ricerca stessa, una ricerca che non sarà in grado di trovare un’univoca verità, semplicemente poiché questa non esiste.
Il punto zero è il centro della loro ricerca basata sui temi della percezione e della natura umana, un concetto chiaro ma di cui non si può avere esperienza empirica, una continua indagine che spazia in modo interdisciplinare sui medium artistici.

Arianna Gobbi, attualmente frequenta il triennio in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Il suo lavoro si focalizza sul travestimento e sul ruolo della maschera intesa come carattere che rafforza il personaggio e contemporaneamente consente di celarne parte dell’identità.

Jacopo Zambello, intraprende nel 2018 il triennio di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Fulcro dei suoi dipinti è la percezione, come estensione del soggetto, interpretata grazie all’accostamento di foto, tagliate, ricucite e modificate.

Angela Trione, frequenta il corso di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Il suo lavoro è incentrato sulla tensione. Le calze, oggetti fragili ma elastici, vengono tese su superfici solide e immobili. Nelle sculture coesiste il contrasto armonico tra tali forze e la leggerezza propria del materiale.

Irene Stellin, frequenta il corso di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Il suo lavoro si concentra sulle sperimentazioni tra gesso e cera, due materiali antitetici: l’uno fatto d’acqua, l’altro idrorepellente. La natura della cera come materiale vivo e libero si oppone al gesso quale materiale stazionario e costante.

La contemporaneità è sicuramente la matrice di questi quattro giovani artisti in formazione e ben si sposa col festival Tensioni, dedicato alle arti e agli sguardi sul tempo presente.

Il percorso di residenza avviato qui in FDZ è finalizzato, infatti, alla creazione di opere che andranno a occupare gli spazi del Festival nei giorni del 3 e 4 ottobre.